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venerdì 19 febbraio 2010

Il cacciatore del vento

Il cacciatore del vento cavalca l'onda argentea del mare
spinto dal fuoco del sole verso rossi orizzonti, nere notti e bianchi giorni.
Lo governa la passione,
lo protegge il timore,
lo scalda l'emozione.

Determinato ma mai ingenuo
Stanco ma mai perso
Salitario ma mai solo

mercoledì 30 dicembre 2009

Filastrocca di capodanno

Filastrocca di capodanno:
fammi gli auguri per tutto l'anno:
voglio un gennaio col sole d'aprile,
un luglio fresco, un marzo gentile;
voglio un giorno senza sera,
voglio un mare senza bufera;
voglio un pane sempre fresco,
sul cipresso il fiore del pesco;
che siano amici il gatto e il cane,
che diano latte le fontane.

Se voglio troppo, non darmi niente,
dammi una faccia allegra solamente.
(Gianni Rodari)

giovedì 17 settembre 2009

Una poesia ...

I bambini giocano ( Bertold Brecht)

I bambini giocano alla guerra.

E' raro che giochino alla pace

perché gli adulti

da sempre fanno la guerra,

tu fai "pum" e ridi;

il soldato spara

e un altro uomo

non ride più.

E' la guerra.

C'è un altro gioco

da inventare:

far sorridere il mondo,

non farlo piangere.

Pace vuol dire

che non a tutti piace

lo stesso gioco,

che i tuoi giocattoli

piacciono anche

agli altri bimbi

che spesso non ne hanno,

perché ne hai troppi tu;

che i disegni degli altri bambini

non sono dei pasticci;

che la tua mamma

non è solo tutta tua;

che tutti i bambini

sono tuoi amici.

E pace è ancora

non avere fame

non avere freddo

non avere paura.

sabato 7 marzo 2009

Il porto di notte

Adoro il porto semivuoto la sera tarda quando tutti se ne sono andati e le barche si riappropriano del mare.
Adoro il porto di notte, quando soffia il vento che ti abbraccia gelidamente e ti frusta i capelli. C’è un' aria saporita, densa, limpida, carica di una forza che si insinua voracemente nei polmoni per impadronirsi del tuo cuore che carico riversa la sua energia nelle lacrime pompandole fuori dagli occhi, lacrime di felicità, di quella felicità che viene dal nulla e per questo più appagante di tutte.

Adoro la solitudine del porto d’inverno, rotta solo dalla cantilena sferzante delle drizze che ostinate battono meccanicamente lungo gli alberi tic tic tic tic, un suono sordo, costante e freddo ma carico di tutte le emozioni che solo il mare riesce a dare.

Adoro l’argento della Luna che si riflette sul mare e risale lungo la carena e la murata della barca, quasi ad avvolgerla per proteggerla e restituirle la serenità della notte.

giovedì 12 febbraio 2009

Mamma quando ho smesso di giocare


"Mamma mi sai dire quando sono diventata grande? - Ti ricordi quando ho cominciato a camminare? Quando ho smesso di aver paura della notte? Ti ricordi quando ho cominciato io ad asciugare le tue lacrime e quando io ho cominciato a dare forza a te? Mi sai dire quando il tuo abbraccio non mi bastava più per proteggermi dalle brutture della vita? -
Mamma mi sai dire quando ho smesso di credere alla bontà delle persone, quando l’amore ha cominciato a ferirmi? Perché guardando il cielo e il sole non sempre la gioia era nei miei occhi? ...I miei occhi….Quando sonno diventati tristi?
Mamma quando ho smesso di giocare? Quando ho scoperto la solitudine? A cadere e a piangere senza lacrime e strilli, soffocando il dolore nello stomaco, tanto da farmi più male di un pugno sferrato?
Mamma quando sono cresciuta?
Mamma perché non mi fanno più compagnia le mie bambole? Mamma perché ho un mostro che cresce in me giorno dopo giorno - a volte silente a volte furioso? Io non ho paura mamma, il mostro è parte di me, ma non voglio che ferisca anche te..
Mamma giochi ancora con me?" -
"Si tesoro mio, giocherò sempre con te" -
"Mamma quando sono diventata grande? -
" Bimba mia, non so quando sei diventata grande! Ma so che non smetterai mai di crescere e so che mai invecchierai. Tesoro mio, il tuo cuore è troppo luminoso e veloce per fermarsi e affievolirsi. Diventerai ancora più grande, ma non aver paura perché io sarò con te e diventerò più grande di te per accoglierti sempre. Io non lo so perché sei cresciuta, ma vieni, sali sulle mie gambe e giochiamo ancora insieme "

domenica 14 dicembre 2008

Dissolvenze

Oggi c’è un timido sole in cielo, un sole che tenta di farsi spazio, con rispetto, tra le nuvole che imponenti e cariche hanno dominato in questi giorni come grandi imperatrici.
Decido di portare fuori il cane, anche lui ormai sfinito dalle lunghe piogge. Si affaccia dal cancello guardandosi intorno per accertarsi che non venga giù all’improvviso un altro diluvio universale. Poi tanta è la voglia di sgranchirsi le zampe che facendosi coraggio, mi segue per una lunga passeggiata.
Mentre cammino la mia attenzione cade sulla moltitudine di foglie che coprono la strada: sembra una enorme tavolozza di un pittore impazzito: macchie di giallo dissolte nel grigio dell’asfalto, la cui intensità di colore è direttamente proporzionale al momento della loro caduta a terra.
Sono le foglie che si dissolvono nell’asfalto, o è l’asfalto che le assorbe fino a distruggerle?
Dissolvenze…. Alle volte anche le persone che incontriamo sembrano come le foglie che cadono a terra. Inizialmente sono presenti, di un bel giallo - arancione definito, contrastanti con lo scuro del suolo, poi man mano che il tempo passa, perdono colore, si dissolvono fino a sparire…inspiegabilmente.

lunedì 1 dicembre 2008

Il tuo cappotto è rimasto qui

Il 28 Novembre di dieci anni fa lo ricordo come fosse oggi.

È freddo fuori, l’atmosfera sembra rarefatta e una nebbiolina densa rende tutto così bianco e ovattato, sembra di essere in un sogno, un senso di asfissia mi strige la gola non appena mi affaccio fuori dalla finestra.

Fa freddo, molto freddo.
In casa c’è molta confusione, io mi vesto di corsa, indosso un maglione viola scuro e dei pantaloni neri, presagio forse del risvolto triste e funesto della giornata, non so, oppure ho solo voglia di contrastare la bianchezza della giornata.

Fa freddo, ho fretta, devo andare a fare la prescrizione per prenderti in ospedale le bombole per l’ossigeno, ieri il dottore ha detto che forse potevano tornare utili. Vano tentativo di legarti ancora a questo mondo?
Io però sono contenta perché tu ieri sera, in barba a tanto tempo passato in uno stato vegetativo e in totale assenza di sentimenti, mi hai sorriso mentre ti imboccavo. Non succedeva da anni credo.
Le uniche smorfie che leggevo sul tuo viso erano di dolore per qualche medicazione forse troppo brutale o chissà per quale strana creatura che ormai abitava nella tua testa corrosa da un male tanto oscuro quanto spietato.
Ieri mi hai quasi preso la mano mentre ti facevo bere.

Esco di corsa, devo andare a ordinare questo ossigeno. Arrivo in ospedale, mi dicono anche che per te è stata assegnata l’infermiera per le tue piaghe, era ora penso. C’è molta gente.
Mi devo sbrigare perché stamattina quando sono uscita respiravi male, troppo, un rantolo terrificante, uno dietro l’altro, uno sempre più grande dell’altro, come l’onda che cresce sempre di più man mano che monta il mare, un rumore assordante tanto da spaccare la testa e strappare il cuore.
Rientro a casa, tua figlia mi apre la porta, non vedo il suo volto, sento solo la sua voce che mi dice quello che non volevo sentire.

Fa freddo ma io ho caldo: è il 28 novembre, 14 giorni dopo il tuo ottantaquattresimo compleanno, e tu te ne vai via dal tuo letto, dalla casa in cui hai vissuto gli ultimi anni della tua vita, da tua figlia e dai tuoi nipoti.
Sul tuo volto è tornato il sorriso di ieri sera.

Oggi sono dieci anni, nonna, che sei in giro per terra e per mare, tra le stelle e i fiori, e torni dentro me ogni volta che ne ho bisogno e che ho paura, e sento ancora sul tuo cappotto il tuo odore.

Fa freddo anche oggi nonna, ma metto il tuo cappotto e mi riscaldo.

venerdì 17 ottobre 2008

Via....via....

Correre, correre via...
Non fuggire...non fare finta di nulla...solo correre via, li dove puoi essere solo con te stesso e onestamente guardarti dentro e parlarti, prenderti a schiaffi o accarezzarti, guardarti allo specchio e ridere ...ridere a crepapelle, oppure piangere.
No, non diventerò cinica, non diventerò disonesta, non diventerò insensibile o indifferente perchè molti lo sono intorno a me... Lotterò, perderò, cadrò, piangerò, sanguinerò...ma avrò sempre il rispetto di me stessa...delle mie scelte...dei miei desideri...qualsiasi siano le conseguenze.
Credo che la cosa più triste che possa capitare alle persone sia scendere a compromessi con se stessi...e io non lo voglio fare...l'ho fatto tante volte in passato e ogni volta è stato terribile.
Ogni volta mi sentivo male.
Non voglio vergognarmi di quello che provo ...di quello che sento...di parlare..di esprimermi.
Se il mondo intorno a me è indifferente, io sarò partecipe.
Deludenti sono le persone che parlano troppo, che fuggono, che non affrontano la realtà, che fanno finta di nulla...che trattano gli altri con sufficienza...che non si rendono conto di avere a che fare con delle persone di fronte a loro.
E io corro lontano da queste.
Preferisco mille volte che mi si risponda male, che mi si rifiuti, ma non tollero la sufficienza...la mancanza di dialogo.
Ognuno ha la sua importanza, il suo valore, che si tratti di un parente, di un amico, di un figlio , di un fratello, di una moglie, di un amante , di un passante... Basta un gesto, un sorriso, una carezza, una parola non dico per renderlo felice ma per lo meno per non ferirlo gratuitamente.
Corro...Corro via e canto così che l'aria che esce dai miei polmoni possa asciugare le lascrime che scorrono sul viso.
Correrò via, lontano da tutto...ma non non sarò mai così veloce se tu vorrai correre da me.

mercoledì 15 ottobre 2008

Destino....

Si voltò e lentamente tornò sui suoi passi. Non c’era più vento, non c’ era più notte, non c’ era più mare, per lei. Andava e sapeva dove andare. Questo era tutto. Sensazione meravigliosa. Di quando il destino finalmente si schiude e diventa sentiero distinto, e orma inequivocabile, e direzione certa. Il tempo interminabile dell’ avvicinamento. Quell’ accostarsi. Si vorrebbe non finisse mai. Il gesto di consegnarsi al destino. Quella è un’ emozione. Senza più dilemmi, senza più menzogne. Sapere dove. E raggiungerlo. Qualunque sia, il destino. Camminava - ed era la cosa più bella che avesse mai fatto.

Alessandro Baricco, da “Oceanomare”

giovedì 18 settembre 2008

Giorni....

..Hai presente quelle giornate in cui pensi di aver sbagliato tutto... e nonostante ciò continui a sbagliare ancora...Beh...Eccole... Quelle giornate in cui si fa sempre più pressante la sensazione di non aver vissuto tu la Vita , ma piuttosto che sia stata Lei ad avere vissuto te...

mercoledì 20 agosto 2008

Mille baci e mille carezze a te che giochi ormai in cielo

Solo un saluto a te che non ci sei più...avrò sempre nel mio cuore la tua forza, il tuo sorriso, la tua allegria, la dolcezza del tuo modo di fare, il tuo parlare così educato, la tua dignità del dolore nonostante la tua tenera età. Non potrò mai dimenticare i tuoi occhi, i tuoi modi di giocare in maniera discreta e irruenta nello stesso tempo. Voglio solo credere che tu sia in un posto pieno di amore e gioia e ti ringrazio infinitamante per quanto mi hai insegnato e dato. Mille baci