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domenica 25 ottobre 2009

Dal passato al futuro passando per il presente..

Ho distrutto una casa.
Ho abbattuto i muri, ho graffiato via l’intonaco, ho martellato il pavimento.
Ho fatto una nuova casa da una vecchia casa.
Li giocavo quando ero piccola, li facevo i compiti mentre mia nonna cucinava, li guardavo fuori dalla finestra e sognavo il mio futuro.
Li disegnavo. Li raccoglievo e mangiavo i pinoli. Li giocavo fino a tardi la mattina nel lettone tra le bambole.
In quella casa mia madre è cresciuta, li è diventata donna e insegnante.
In quella casa mia madre ha dormito, ha collezionato foto di attori, ha tradotto le sue versioni di latino, ha preso i ceffoni dei genitori, ha sognato di amori romantici tra le pagine dei libri.

Quel Li non esiste più. I muri non sono più quelli, i colori sono cambiati, le luci hanno un calore diverso, le stanze sono altrove.

Ora quella casa è una casa nuova con un passato vecchio, tanto prezioso quanto presente. E un futuro, il mio.
Li c’è il mio disegno, la mia essenza, la mia precisione, la mia gioia, la mia fatica.
È rimasto l’odore. È rimasto l’odore della mia infanzia, l’odore di chi ama, l’odore che senti quando un abbraccio ti protegge. È la mia culla.
Era la casa dei miei nonni, era la casa di mia madre, ora è la mia casa. La mia nuova casa. Lo stesso terreno dove le mie radici si sono radicate e ora, forti più che mai, sono pronte a far germogliare nuovi fiori e nuovi frutti.

sabato 7 febbraio 2009

Rispetto, solo rispetto

Non serve condividere la scelta della famiglia. Basta rispettarla. Se non lo si fa, il futuro potrebbe riservarci di peggio (…) L’integralismo è un errore anche quando non è islamico dichiara Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte(Vanity Fair,5/2009)

Non è mia intenzione commentare e giudicare la vicenda di Eluana, posso solo rispettarla, posso solo vagamente immaginare quanta sofferenza abbia accompagnato la sua famiglia in questi anni.
E sinceramente vorrei che ora fosse solo il silenzio a regnare sulla vita di Eluana, perché credo che nessuno debba permettersi di intromettersi in una scelta familiare, avvalorata e legittimata da una sentenza della Corte di Cassazione.
Ma chi ci crediamo di essere? Tutti li a dire, è giusto è sbagliato, è un assassinio, tutti giudici e moralmente perfetti, ma pronti a usare una tragedia simile per rafforzare chi la propria posizione politica, chi la propria visione religiosa.
Ma cosa simboleggia Eluana? Secondo me troppe cose che poco hanno a che fare con il valore della sua vita e l’intromissione che lo stato e la chiesa stanno effettuando è davvero fuori luogo in quanto lede il diritto all’autodeterminazione dell’individuo e lede la libertà di scegliere della propria vita.
Quello che mi rattrista maggiormente è il fatto che nessuno si preoccupa del dolore che i genitori e familiari di questa ragazza stanno vivendo…Tanta solidarietà per Eluana, ma tanto astio e accanimento contro dei genitori che hanno vissuto 17 anni di disperazione, rassegnazione, umiliazione, che ricordo hanno perso una figlia e continuano a perderla ogni giorno. Noi siamo diventati il popolo opinionista per antonomasia e addirittura bacchettone oltremodo, pronto a intromettersi in una situazione così tragica nella stessa maniera con cui si commenta questo o quel programma televisivo, con tanto di televoto. Io dico solo rispetto e silenzio e lasciamo che la famiglia Englaro viva in santa pace le sue scelte e il suo dolore.
A tal proposito trovo molto bella la lettera aperta della vedova Mina Welby apparsa sul blog http://calibano.ilcannocchiale.it/
e che riporto in quanto ne condivido il pensiero.

"SIAMO ANCORA IN UNO STATO DI DIRITTO?
Le giornate passate in particolare quella di ieri mi riaprono una ferita profonda. L’Italia ieri nella persona del primo ministro ha scoperto le sue vergogne. Ringrazio il Presidente Napolitano che è riuscito a coprirla almeno con una foglia di fico, con la sua decisione di non firmare il Decreto scandaloso contro Eluana.
Ma ieri Piero Welby si è rivoltato nella tomba. Non si sarebbe mai aspettato un gesto di un governo che si dice laico, liberale e della libertà, che invece mina lo stato di diritto.
Eluana è viva? Ebbene voi dite questo, ma lei non vuole vivere così!
Con finta e ipocrita pietà la si continua a torturare. Fortuna che lei non lo può percepire. Ma c’è una madre Saturna e un padre Beppino che si feriscono a morte e si torturano con sadico piacere. 17 anni fa si è impedito l’avvenimento della morte liberatrice di Eluana e si sta prolungando un processo di morte.
Ma: “L'interruzione di procedure mediche,” (e il sondino lo è), “onerose, pericolose, straordinarie”, (il sondino è una procedura straordinaria, non è un cucchiaio con cui imbocco qualcuno), “o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima,” (cosa si attende, la guarigione?) “In tal caso si ha la rinuncia all'accanimento terapeutico.” (quel sondino è stato accanimento nel momento che è stato posizionato, 17 anni fa). “Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire.
Quel sondino non la guarirà mai, non ha senso nutrire un corpo inerme, Quel corpo non è più la Eluana che vedete nelle immagini. Lasciamola andare libera!
Mina Welby"

giovedì 1 gennaio 2009

....il 2009 e me......


Contare fino a dieci prima di rispondere, moderare la mia lingua, lasciare libero di sbagliare chi mi è attorno, respirare ogni tanto profondamente e buttarmi sul divano a non fare nulla. Credere che non tutte le persone che incontro siano fottuti opportunisti e se anche dovessero esserlo, riuscire a mandarli a quel paese senza troppe remore.
Guardare il mondo con occhi clementi e pensare che non tutto sia corrotto, in vendita , finto, malato e se anche così fosse, andare avanti senza perdere di vista i miei ideali e i miei valori.
Non farmi coinvolgere nel vortice dell’indifferenza.
Tenere in ordine la mia nuova casa, non spendere un patrimonio per l’ultimo paio di stivali alla moda, ma non privarmi di una giornata di folle shopping se proprio non riesco a farne a meno. Comprare un bellissimo e grandissimo televisore al plasma e uscire più spesso a fare una passeggiata con il mio adorato cane.
Continuare a navigare navigare navigare … Sentire ogni volta i brividi che il vento e il mare riescono a dare. Andare a veleggiare in Bretagna, su per i canali.
Sostenere sempre i miei amici, trovarne dei nuovi … Non cercare sempre di dare una giustificazione e interpretazione a tutto. Sorridere di più e fregarmene un po’ se qualcosa non va come dovrebbe. Lasciare che le mie emozioni si possano esprimere liberamente ed essere di conseguenza più espansiva con chi mi vuole bene..Dominare la mia proverbiale aggressività.
Lavorare un po’ di meno , tanto i soldi sono sempre gli stessi. Sfidare un po’ di più la sorte giocando al superenalotto, non si sa mai. Credere nell’amore e convincermi che c’è qualcuno da amare li fuori e pronto ad amore a sua volta e cacciare i brutti pensieri quando mi assalgono, eliminando ciò che mi fa male.
Smettere di fumare, forse. Dedicarmi di più alla cultura personale, andando a mostre e teatro e non solo al cinema. Non cominciare tre libri insieme, iniziare una cosa e portarla a termine. Curarmi di più, sia nella salute che nel fisico.
Programmare un bel viaggio nel FarWest, andare a vedere il Gran Canyon.
Dire di no qualche volta e non fuggire quando non riesco a affrontare un problema.
Stare di più insieme ai miei piccoli tesori Giorgia e Gabriele e alla loro mamma.
Accettare le sconfitte e soprattutto i miei limiti.
Continuare a dedicare parte del mio tempo a chi ne ha bisogno.
Sostenere un progetto, a modo mio, sapendo che qualsiasi cosa accada se realmente ce ne fosse bisogno interverrei subito e sempre mi informerò sullo svolgimento degli eventi, scrutando l'orizzonte.
Cucinare qualche volta per i miei amici, abbracciare più spesso mia madre.
Meravigliarmi sempre.
Visitare Praga e Berlino e fare giga di fotografie…e rileggere questi propositi almeno una volta al mese.

domenica 28 dicembre 2008

Su, nel cielo qui nell'anima

Un’altra piccola stella è tornata in cielo.
Lungo e periglioso è stato il suo cammino, lacerate e tormentate le mani che sino al suo ricongiungimento con il firmamento, si sono prese cura di lei . Ora la sua luce illumina non solo la sua stanza, la sua casa…ora illumina tutti noi.. E le mani che l'hanno allevata con forza e amore, saranno ora rivolte a lei confortate dal fatto che sempre su di loro veglierà e che un’altra piccola stella ora ha ancora bisogno di carezze.
Piccola stella sorridi.

martedì 11 novembre 2008

Odore....

La canzone nuova dei Negrita si intitola che rumore fa la felicità, chissà perché mi ero convinta fino a poco fa che il titolo fosse in realtà che odore ha la felicità…Forse perché nella mia testa è più facile pensare all’odore della felicità piuttosto che al rumore che può fare la felicità?
Bando alle ciance e al titolo della canzone dei Negrita, che è solo un pretesto nonostate devo dire apprezzo molto, il succo del discorso è che a me piace pensare all’odore della felicità o meglio agli odori che si incuneano nella mente quanto si è felici e soprattutto all’immediata sensazione di felicità e gioia - puro istinto oserei dire, che certi odori trasmettono nella nostra mente e poi al nostro corpo.
Alle volte sentendo degli odori mi vengono le lacrime agli occhi per la gioia e a seconda dell’associazione che si scatena in me, rivivo certe sensazioni come fossero reali.
Così mi sono chiesta per me che odore ha la felicità?
Per me l’odore della felicità è sicuramente il profumo di mia nonna, che ancora sento in alcuni indumenti suoi che conservo. È il profumo dell’infanzia, della sicurezza, delle notti passate a dormire da lei nel lettone quando i miei uscivano, dei maglioni fatti a maglia, delle ramanzine, della torta alle mele…Delle passeggiate al parco.
Dei momenti passati a indossare le sue bellissime scarpe con i tacchi, della sua eleganza, della sua cura, del suo amore per il prossimo, della sua educazione.
E anche l’odore dell’androne delle scale di certi palazzi del centro di Roma, li ci sono i ricordi dei pranzi in famiglia con tanti parenti, delle risate, dei pomeriggi passati a giocare con i cugini e i figli dei vicini, delle corse per giocare a nascondino.

L’odore della felicità è anche il profumo della pipa…Perché materializza una figura paterna che in realtà si è dissolta come il fumo e la trasforma in qualcosa di dolciastro.

L’odore della felicità è l’odore della cannella e dello zenzero che mi ricordano dei Natali lontani.
L’erba appena tosata mi da l’idea di libertà, così come l’odore del mare che mi riempie il cuore di tutto.

L’odore della pelle delle persone. In particolare l’odore di mia madre: appoggiare il volto sul suo seno ancora oggi mi fa dimenticare tutte le brutture della giornata e ricordare cosa è l’amore.
L’odore del corpo della persona che ci è accanto, che si ama o che ci interessa. Spesso basta il suo odore sul cuscino, su una camicia o nell'aria per rassicurarci e stimolarci più di quanto possa fare un bacio o di un abbraccio, anzi è l’odore che funge da calamita verso l’altro molto spesso.

Quali meccanismi misteriosi si scatenino nella nostra mente sentendo solo alcuni odori, non so dirlo, ma restiamo legati ad alcuni odori anima e corpo.
E per voi che odore ha la felicità?
Dimenticavo….il profumo del caffè la mattina…e il sugo delle lasagne..:-)

lunedì 3 novembre 2008

Tanto per essere leggeri....

"... Getta la cianfrusaglia a fiume, amico! Fa’ che la barca della tua vita sia leggera, carica solo del necessario; una casa accogliente e piaceri semplici, un amico o due, degni di questo nome, qualcuno che ti ami e qualcuno che tu ami, un gatto, una cane e un paio di pipe, abbastanza da mangiare, abbastanza per vestire, e un pochino più del sufficiente di roba da bere; perchè la sete è una cosa pericolosa. Vedrai che troverari più facile vogare per la tua barca ed essa non correrà tanto il pericolo di rovesciarsi, e se poi si rovescia, poco male; poche merci e buone, resistono all’acqua. Avrai tempo per lavorare ma anche per pensare. Avrai tempo per abbeverarti della luce del sole, tempo per ascoltare le musiche eoliche che il vento di Dio suona sulle corde del cuore umano tutt’intorno a noi… avrai tempo per… Oh! Scusatemi, vi prego. Divagavo."
da .. Tre uomini in barca (per tacere del cane), di Jerome K. Jerome.

lunedì 22 settembre 2008

Cellulare....with or without you

Niente.. Io e il cellulare non siamo fatti per vivere insieme.
Oggi per l'ennesima volta l'ho dimenticato in ufficio....E me ne sono accorta dopo circa 40 minuti che ero in macchina bloccata nel traffico...Presa dai sensi di colpa ho deciso di fare retromarcia e tornare in ufficio, nonostante fossi afflitta dal pensiero di dovere rifare tutto il traffico appena fatto una seconda volta. Ma non potevo lasciarlo li da solo tutta la notte.
Sono arrivata trafelata, ho preso l'ascensore, entrata in stanza e lui non era sul tavolo dove l'avevo lasciato...Solo un biglietto con su scritto che se ne era andato con un collega.
E' vero che spesso l'ho lasciato in balia dei 50/60 oggetti che di solito tengo in borsa, graffiato dalle chiavi, schiacciato da trucchi e agende, in lotta con i suoi due più acerrimi nemici: l'ipod e la chiavetta USB. E lui ha cercato di ribellarsi, si è mosso, ha chiamato...urlato e io raramente sentito e lasciato invece spesso gridare all'infinito...fino a che non ha esaurito le sue energie.
Altre volte, distratta, l'ho lasciato cadere da varie altezze e lui si è arrabbiato, mi ha lasciata...non mi ha più parlato.
L'ho anche portato in barca con me, lui per tutta risposta che ha fatto? ha deciso di scivolare via dal borsone mentre eravamo tutti intenti a tenere una bella bolina, sbattere sul tavolino da carteggio ed eclissarsi...Si... L’ha fatto…ha bruciato il suo monitor...Nero..Buio...ma funzionava ancora..Che crudeltà è questa? Funzionare al buio..non farmi vedere cosa scrivevo, chi chiamavo e chi chiamava…le mie foto.

Basta, è necessario un periodo di pausa. Per questa notte dormi fuori....Domani si vedrà, sicuramente avrai da ridire ed io brontolerò un pochino per poi riprenderti con me, come sempre..Ma tutto sommato non si sta poi male senza di te...caro cellulare...:-) almeno per qualche ora.

lunedì 8 settembre 2008

Hey! Teachers! Leave them kids alone! (Pink Floyd)

Devo rimanere indifferente di fronte a questo ciarlare di scuola, riforme, grembiuli, condotta ? Io del resto ho finito la scuola e l’università un po’ di anni fa, di conseguenza perchè dovrebbe interessarmi?
Per il momento non ho figli da preoccuparmi in che scuola andranno a finire e se subiranno dei traumi per il 5 in condotta.

Tuttavia ho sentito tanti commenti, tante campane, tante discussioni sulla scuola, gli ultimi in ordine cronologico domenica notte in occasione della trasmissione Tatami di Rai Tre ( ma perché le trasmissioni interessanti le fanno a mezzanotte e in prima serata solo scemenze? Hanno paura che le persone non siano in grado di intendere e volere a ora di cena con lo stomaco pieno, per cui meglio rimbambirle con Grandi Fratelli, Isole piene di dispersi e Cantanti allo sbaraglio?)
Mi sono chiesta inizialmente cosa pensavo io al riguardo, poi ho pensato a come era la mia scuola, a mia madre, alla sua passione e dedizione verso l’ insegnamento. Poi ho pensato all’ignoranza di molti ragazzini di oggi, alla loro dipendenza da internet, da I pod, da gameboy e mi sono detta: ognuno è figlio del suo tempo! Ma che pena mi fanno questi ragazzi a cui nessuno oggi è in grado di instillare l’amore per la letteratura, per la matematica, per la discussione per il dibattito. Ecco quello che mi rattrista, il fatto che pochi di loro avranno nella loro vita l’occasione di emozionarsi, di riflettere su libri, di crearsi delle opinioni.
Non mi preoccupa tanto la disciplina nella scuola, quella non sono i voti a stabilirla, ma il corpo docente, per cui finché ci saranno insegnanti demotivati e senza passione, incapaci di coinvolgere e legare a sé gli studenti, il discorso delle riforme scolastiche focalizzate sulla educazione sociale e civica va in secondo piano.
Non so se essere pro o contro una maggiore austerità e autorevolezza a scuola: secondo me prima di tutto deve essere la famiglia a insegnare ai propri figli l’educazione e il rispetto degli altri perché certo non si può pretendere che lo faccia solo la scuola.
Io so solo che la scuola fatta in un certo modo mi ha insegnato tanto, ho seguito una scuola rigida, ( medie e superiori), avevo la divisa, avevo i voti in condotta che influenzavano notevolmente il giudizio finale, ma avevo anche degli insegnati appassionati che mi hanno fatto leggere e discutere di libri che in quegli anni mi potevano appassionare. Forse molto dipende dall’indole personale? Non credo, perché se un libro viene letto, spiegato, inserito in un contesto, commentato e scelto in base alla scolaresca che si ha di fronte, alla fine quelle scolaresca imparerà prima di tutto ad amore la lettura e poi a scoprire nelle pagine dei libri degli specchi di fronte ai quali confrontarsi.
A questo proposito sono pienamente d’accordo con l’articolo di Paolo Citati, comparso su Repubblica:
"(..) Poi alcuni avevano un modo d'insegnamento che, in parte, si è perduto. Oggi la letteratura è studiata soprattutto come storia della cultura. Allora, i professori più intelligenti parlavano di Dante o Petrarca o Ariosto o Leopardi come se fossero una parte essenziale della vita quotidiana di ogni ragazzo. Vivevamo in loro e per loro. Uno dei miei professori discorreva di Machiavelli e di Guicciardini con tale passione e divertimento, che noi ne discutevamo tornando a casa e poi ne parlavamo a pranzo con nostro padre e nostra madre, come se tutti i problemi della vita moderna fossero illuminati dal Principe e dai Ricordi.
Molti maestri, e soprattutto maestre, erano meravigliosi: molto più bravi di quelli ai quali De Amicis innalzò un monumento nel Cuore. Appena aprivano bocca, tutto diventava chiaro, limpido, luminoso: i numeri si addizionavano, moltiplicavano e dividevano per conto loro: i verbi irregolari non avevano più misteri; la storia diventava un romanzo d'avventure. Avevano un grande dono comunicativo: uno spirito materno maggiore, probabilmente, di quello che esprimevano a casa; e le violente o pacate tirate d'orecchie, e i rapidi colpi di bacchetta sulle mani, venivano accettati senza ribellione.”

I giovani hanno sete di modelli, di avventure, di passione, di parlare, di confrontarsi e se la scuola non capisce questo, non capirà mai come trattare i giovani e come educarli alla vita, come rispondere al loro grido di attenzione, di valori, che troppo spesso si traduce in bullismo.
Per cui basta con il fumo negli occhi, con il voler fuorviare i problemi reali con stupidaggini come il grembiule o il voto in condotta, che si ponga l’attenzione alla scuola come istituzione, ai professori come educatori, e ai ragazzi come persone …E parafrasando il titolo del post nonché canzone emblema dei Pink Floyd, in cui si denunciava una scuola disumanizzante simile a quella di oggi, non altro per il fatto che sta diventando nozionistica e fredda, al Hey! Teachers! Leave them kids alone! ….Io direi Hey teachers help the kids to grow up

domenica 24 agosto 2008

Sorridi se ti capita...non è difficile

Sorridi, sorridi sempre...anzi ridi a crepapelle se ti capita fino a farti uscire le lacrime...Urla, urla fino a che le corde vocali non si seccano....Non trattenerti, non ne vale la pena....Tutto è troppo serio, triste, sofferente, misero... per essere anche noi tristi. Spesso mi giro intorno e percepisco quanto la gente abbia bisogno di due chiacchere, di un semplice sorriso di una battuta...e perchè non farla, perchè non essere gentili...?Perchè non farsi due risate? Quanto siamo tutti diventati finti seri, musoni, chiusi, distinti....
Ogni giorno ognuno di noi percorre salite ripide, strade fangose da non riuscire più neanche a muovere i piedi, vive dolori laceranti e notti aride di lacrime, attimi così nebbiosi da far bruciare gli occhi e allora perchè non concedere un sorriso quando lo si può fare? perchè non fermarsi solo due minuti ad ascoltare cosa la persona che abbiamo di fronte ci vorrebbe dire? Perchè ci mettiamo gli occhiali da sole, sprofondiamo il viso nel giornale, tiriamo su i finistrini delle macchine? ci voltiamo dall'altra parte se qualcuno ci indirizza una domanda....camminiamo con lo sguado fisso avanti a noi, pronto a folgorare chiunque osi disturbare la nostra giornata?
Molto è ingiusto in questa vita, non dico che dobbiamo accettarlo, no, io urlo se qualcosa non mi va bene, piango, non mi vergogno di farlo...e rido a crepapelle senza vergognarmi se qualsosa mi fa ridere.....Potrò sembrare stupida? Ah....che bello sembrare stupidi e avere il controllo di tutto in realtà e la capacità di non perdersi nulla del mondo che ci circonda. Una persona che non ride mai, pensate sia una persona intelligente? secondo me no...è solo una persona che non ha stima di se stesso, che vuole darsi un tono, che non si accetta, che sfida gli altri....fa molto moda essere tenebrosi, introversi, dare l'idea della persona impegnata....Ah quanto sono falsi. e ipocriti...Perchè vi assicuro che anche chi vive nel dolore più terribile, quello che non lascia alcuna speranza, sa ridere...eccome se sa ridere perchè sa esattamente da dove quel suo ridere proviene... Quanto sarebbero più ricche le nostre giornate se si cominciasse a dire più spesso buongiorno e si sorridesse anche nel pronunciare quelle due piccole parole.

venerdì 22 agosto 2008

Il mondo va proprio alla rovescia

Mentre attendo con ansia l'arrivo del weekend leggo un po' il giornale e tra i vari articoli del Messaggero ne trovo uno che recita:
"Che gli italiani siano dei grandi amatori è risaputo, ma che fossero talmente focosi da andare spesso incontro a infortuni sul campo, forse lo sanno in pochi. Gli specialisti avvertono: ogni anno in Italia circa cento uomini vengono ricoverati d'urgenza per frattura del pene, dovuta a traumi da rapporti sessuali intensi, concentrati soprattutto nel periodo delle vacanze (...)"
E mi dico, caspita! Siamo arrivati a questo punto? Ma sono gli uomini diventati fragilini fragilini o sono le donne che sono diventate "infrangibili"? Il giornalista parla di uomo focoso, ma io sinceramente ho i miei dubbi, secondo me forse è l'ansia da prestazione che domina, oppure diciamo la scarsa attività che porta alla poca attenzione non solo verso la partner ma anche verso se stessi ... Che dire prima erano le donne che soffrivano di rapporti forse troppo focosi, ora pare siano gli uomini... Mah! Il mondo va proprio alla rovescia!
Riporto tanto per fare due risate il commento di un mio collega: "....nella foga di essere nella figa...tutto può accadere".

mercoledì 6 agosto 2008

Che fine ha fatto la Dialettica....


« Ci sono coloro che guardano le cose come sono, e si chiedono perché..... Io sogno cose che non ci sono mai state, e mi chiedo perché no. » (R. F. Kennedy, citando George Bernard Shaw)
Ieri sera ho visto in tv un film del 2006 di Emilio Estevez, intitolato Bobby, uscito in Italia credo un anno fa e ne sono rimasta positivamente colpita sia per la sceneggiatura che per l’attualità, devo dire che ogni tanto qualcosa di interessante si trova in Tv, anche se trattasi di Tv a pagamento in questo caso.

Il film narra di uno dei grandi assassini politici avvenuti in America: l’uccisione del senatore Robert F. Kennedy del 6 giugno 1968 presso l’Ambassador Hotel, tuttavia non ne vuole dare spiegazioni o interpretazioni, in quanto la vicenda si srotola tra una ventina di personaggi marginali che in quel giorno di sangue si trovano li per vari motivi e che rappresentano il mondo di allora con i suoi drammi e le sue aspettative. C’è la guerra del Vietnam, c’è il problema degli immigrati messicani, c’è lo sballo dello LSD…ma soprattutto c’è il discorso di Bobby Kennedy e la sua umanità e io direi l’umanità della politica quando fare politica ancora era un valore, un ideale e un impegno di fronte alla nazione per il bene soprattutto dei più deboli.
Non è mia intenzione giudicare il kennedismo in generale, vorrei solo riportare all’attenzione uno dei concetti che forse è alla base di tale dottrina e cioè l’idea che la democrazia non deve essere considerata appannaggio di un solo gruppo di Paesi ma un valore universale…Vale ancora questo concetto? O per lo meno è ancora applicato?

Una riflessione mi è venuta paragonando la campagna elettore del senatore nel 1968 con la campagna elettorale dell’America di questi giorni, il paragone tra Obama e i Kennedy e soprattutto il
discorso di Obama a Berlino del mese scorso:
«....Non vi parlo da candidato alla Casa Bianca, ma da americano, da cittadino del mondo. Non assomiglio agli americani che hanno parlato qui prima di me, la mia storia personale è diversa, una storia americana. Il padre di mio padre era un servo degli inglesi, un cuoco. Berlino è il simbolo della libertà per me, il simbolo di una determinazione alla quale i popoli del mondo devono guardare con ammirazione....».

Discorsi, ecco quello di cui volevo parlare, l’importanza del Discorso Politico, della comunicazione con l’elettorato, del saper parlare alla gente. Si sa che gli Americani sono un popolo che ama le sette e i santoni, che si lascia ipnotizzare dalle belle parole e che ha bisogno periodicamente di un leader carismatico, dedito al grande cambiamento proprio come erano i Kennedy allora e Obama oggi, in cui credere e identificarsi, a prescindere poi dai reali impegni realizzati. Ma è una colpa questa? Quello che vorrei dire è: è così criminale sapere fare un discorso politico e aspettarsi che chi ci rappresenta sappia parlare, esprimere sogni e grandi progetti, toccarci il cuore? Perdiamo ore dietro stupide trasmissioni che parlano di fuffa…e affari degli altri…e non esigiamo che i politici, o in generale gli uomini di potere sappiano per lo meno esprimersi in maniera corretta ed entusiasmante?

Ciò che mi manca e su cui vorrei porre l’attenzione è la mancanza attualmente almeno qui in Italia di veri oratori politici, forse non serviranno a migliorare la situazione, ma almeno potrebbero essere un piacere per la cultura e le nostre orecchie.
Sono stanca in effetti di persone famose e politici che si insultano in maniera greve, che mettono in piazza notizie personali degli avversari non avendo soggetti da trattare, che fanno battute del più basso livello che neanche in qualche teatro di terzo ordine si sento più, che prestano più attenzione al look che alla loro cultura personale.

Preferisco davvero un grande oratore capace di commuovermi, anche se impossibilitato a cambiare il mondo…anche perché ormai il mondo non può essere cambiato da un uomo solo, per quanto dotato di capacità e iniziativa... Sarà che un bel parlare ha sempre il suo fascino per me.

Dal discorso pronunciato da Robert Kennedy, il 18 Marzo del 1968 presso l'università del Kansas, interessante non solo per la dialettica ma anche e sopratutto per l'attualità :-):

"...Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.
Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani."

giovedì 31 luglio 2008

Il SW non è democratico

Mi dispiace dirlo...ma in questo mondo ricco di ingiustizie, frodi fiscali, poveri sempre più poveri, ricchi sempre più ricchi....neanche il Software....è più democratico! Neanche lui che dovrebbe essere uguale per tutti si comporta alla stessa maniera con l'utente. Si è umanizzato...:-).

Perchè dico questo? Perchè puo capitare che un applicativo web, critico h24 che offre servizi ai clienti, proprio nel cuore della notte decida di non funzionare più e di non essere disponibile non a te o al tuo collega o ai tuoi amici informatici diciamo - comuni lavoratori - ma al capo dei capi...al dirigente massimo...Vallo a spiegare il motivo..quando tecnicamante non hai spiegazioni...Ci affidiamo alla classica legge di Murphy ..."Se qualcosa può andare storto lo farà"?

Mah...secondo me il SW è classista e razzista....fa distinzioni...se lo usa il capo, a lui andrà in errore, ma non di giorno...o nello stesso momento in cui anche a te andrà male, a lui capiterà di notte...perchè si sa i Capi navigano di notte.....e ti chiamerà inesorabilmente...mentre tu impazzirai per capire il problema...perchè non evindenzierai problemi sulla tua navigazione....I casi della vita? :-)....o generici Problemi di Rete?...Escamotage ancora utile in molte circostanze.
Ed è classita e razzista perchè tu, risolutare di problemi, tuttofare, umile impiegato, spalatore di qualcosa...sei il suo schiavo.